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EPILOGO DI NOVEMBRE.
il riassunto in breve.
Mamma, qui fa freddo e dovrei essere più stronzo.
che a novembre la luce del giorno dura poco.
e il buio bisogna affrontarlo ad armi pari.
Mamma, qui è difficile.
il vento soffia da nord-ovest e si fuma ogni sigaretta che accendo.
continuo a trascinarmi pesante verso qualcosa che non so.
sperando che il buio non arrivi troppo in fretta.
no, non ho paura. ma intanto tu inizia ad accarezzarmi.
CHIUSO
Questa settimana sono rimasto chiuso nel cesso.
I vigili del fuoco sono riusciti a sfondare la porta.
Per fortuna che la coca era finita.
Niente, e quindi mi hanno salvato.
Per le 42 modelle ucraine invece non c'è stato nulla da fare purtroppo.
Ora il problema sarà cacare la chiave.
BENZODIAZEPINA
Mi svegliano i medio-alti del flicorno soprano del pizzicagnolo. Il fioraio mi strattona da dietro urlando minore, minore. "Minore, perdio" dice.
Sbadiglio e mi gratto una guancia.
Due bambini travestiti da Digimon mi tirano il popcorn e se la ridono. Che poi sarebbero i figli della cassiera dell'alimentari che se ne sta lì a spremere il suo ottavino generando frequenze inaccettabili.
Esterno disappunto e mi gratto la guancia.
Il postino perde fogli pentagrammati e si china a raccoglierli, con il suo sax tenore a tracolla che struscia sull'asfalto.
Colpa della tramontana. Tramontana che mette a repentaglio il riporto disperato del giornalaio, concentrato a percuotere il triangolo, ignaro del cranio rosa in mostra.
Il basso tuba mi guarda e scuote la testa, sconfortato. Che poi sarebbe il tabaccaio.
Sbadiglio e mi strofino gli occhi.
Intanto l'elettrauto scandisce i quarti picchiando membrana animale. Lo sanno tutti della sveltina in chiesa con la nipote del dottore. Lei però continua a far finta di niente, eseguendo cromatismi sul suo fagotto.
Sbadiglio e mi sistemo il berretto.
Putiferio infernale di cimbali e ottoni e mi gratto la guancia.
Gli insulti della gente intorno e mi gratto la guancia.
Basta. Mai più Xanax e Zacapa Centenario prima dei concerti della banda.
RACCOLTA DIFFERENZIATA
A volte l'inciviltà della gente mi lascia sgomento.
Oggi ho visto una ragazza madre immergere il figlio appena nato dentro il cassonetto della raccolta vetro. Prontamente sono intervenuto, riuscendo a fermarla.
Le ho detto che stava commettendo un grave errore.
Cosa c'entra il vetro. Questo va nel materiale organico.
HAPPY HOUR
L'happy hour di un vintage party con dj-set in un open bar lounge con atmosfere chillout è tutto tranne che un'ora felice.
ASCENSORI E SALE D'ATTESA
Ascensori e sale d'attesa sono in assoluto i posti dove un fragoroso rilassamento sfinterico potrebbe seriamente risultare imbarazzante.
BABYSITTER
Mia nonna si è da poco cimentata nel business del babysitteraggio. Dice che in un modo o nell'altro i soldi li fai di sicuro. Anche se non ti pagano le ore, puoi sempre sequestrare il pargolo di turno. Puoi chiedere il riscatto. Dice che alle brutte, se non ti pagano nemmeno il riscatto, c'è sempre pronto il mercato degli organi che non risente affatto del calo di Wall Street.
FS 11
Interregionale in ritardo. Signora con foulard Trussardi e atteggiamento Catherine Deneuve mi si siede a fianco. Per farmi capire che ha i soldi si lamenta del poggiatesta di seconda classe. Poi tira fuori il cellulare e prosciuga quattro ricariche tim chiamando numeri a caso e rispondendo con pernacchie. Così, per farmi capire che lei può. Poi succede che dopo aver starnutito le esce un vermiciattolo di muco denso e grigiastro dalla narice destra. Con gran tatto evita di disturbarmi chiedendo il classico fazzoletto. Quindi sfila dal portafogli una banconota da 200 euro e ci si soffia il naso.
FS 10
Interregionale in ritardo. L'uomo con cravatta prugna continua a leggere gazzetta dello sport con smorfia di dolore. E già di suo non è un bell'uomo. Assomiglia a Bill Murray dopo una colonscopia. La smorfia di dolore potrebbe essere stata causata dall'odore delle ascelle dell'uomo con cravatta magenta qui a fianco. Oppure dall'articolo a pagina 16 incentrato sul problema al polpaccio di Birindelli.
L'uomo con cravatta magenta sfida una tribù Masai a Pro Evolution Golf 2 grazie al suo Nokia a propulsione nucleare collegato al provider australe di qualche società offshore.
Fa anch'egli una smorfia di dolore. Potrebbe essere un bell'uomo. Ma assomiglia a quello dei Trettrè con la barba dopo un intervento nefrologico. La smorfia di dolore potrebbe essere stata causata dalla poca efficienza del ferro 3 sul bunker di buca 8. Oppure dall'odore delle Etnies color verde no global del giovane ribelle rivoluzionario Carhartt qui davanti che starà già pensando a stanotte, quando si maneggerà con cura il prepuzio con foto di casalinghe esibizioniste caricate in pochi millisecondi di fibra ottica sul suo browser anti-Gates.
STRISCE GIALLE
Oggi ho avuto un diverbio con il responsabile di un'area parcheggio per invalidi.
Diceva che non potevo sostare tra le strisce gialle.
Io ho detto di avere un prozio in Honduras con la scabbia al glande. Ma non è bastato.
Diceva che dovevo andarmene, che poi sennò avrebbe chiamato la polizia e per me diceva sarebbero stati cazzi amari.
Lui aveva un tesserino sul petto. Lui era abilitato a dirmi vattene. Vattene, muoviti, togliti di mezzo, diceva. E alla fine così ho fatto.
Ho raccolto le mie cose, riavvolto il sacco a pelo, acceso una sigaretta, salutato.

DA PICCOLO
La prima parola che dissi da piccolo fu "alambicco".
Ma non è questa la cosa sensazionale.
La cosa sensazionale è che la pronunciai da feto, attraverso un peto di mia madre.
Mia madre era una donna sempre indaffarata. Tutto il giorno in banca. Non si truccava mai. Anche perchè sarebbe stato inutile truccarsi, con indosso il passamontagna.
La seconda parola che dissi da piccolo fu "patrocinato".
Ma non vale perchè la lessi nei sottotitoli del Festival di Castrocaro.
Da piccolo guardavo i cartoni animati. Non avevo un vero e proprio divano. Mi sedevo sopra un barile di cherosene e guardavo la tv. Diventava seccante quando proprio sul più bello mia madre veniva a prendersi il suo bidone togliendomelo da sotto il culo, dicendo "Devo andare a lavorare". Proprio mentre Gargamella si apprestava a rivelarmi il significato della vita.
Io da piccolo alle donne non ci pensavo. Io giocavo a Subbuteo.
Una volta per sbaglio mi sedetti sopra Marocchi. Gli spaccai le caviglie che si staccarono dalla base bombata.
Nonostante questi inconvenienti, io il Subbuteo lo adoravo.
Io da piccolo ero un bambino tranquillo. Grazie a ciò mi era permesso quasi tutto. Tranne di mangiare a bocca aperta e di toccare l'Uzi 9mm SMG semiautomatico di mia madre.
Poi all'improvviso mi ritrovai nel cesso delle femmine con la testa sotto la gonna di una mia compagna di classe.
E la terza parola che dissi da piccolo fu "pipì".
Ma la pronunciai con voluttà hardcore.
E così mi accorsi che piccolo non lo ero più.
